Il genere maschile e femminile è, per molte parole italiane, dovuto ad una convenzione grammaticale, ed è collegato alla parola e alla sua storia linguistica. Oggi, vi è una tendenza a riconsiderare nuove forme linguistiche, possibilmente non sessiste, senza voler violare la grammatica e la sintassi. Il proposito è quello di sensibilizzare alla cultura di genere attraverso un’attenzione particolare al linguaggio, nel tentativo di sradicare antiche eredità lessicali e sintattiche, provenienti da una storia culturale tutta coniugata al maschile.
La questione è delicata e complessa, se consideriamo il maschile in forma inclusiva, e tanti sono gli esempi che se ne potrebbero fare per inquadrare la questione, a partire dal semplice “buongiorno ragazzi” invece di “buongiorno ragazzi e ragazze”.
Proprio per tale ragione, abbiamo deciso di interpellare la docente di lettere del nostro istituto
Milena Russo, la quale ci ha fornito, in aggiunta alla sua opinione circa l’argomento in questione, una serie di informazioni aggiuntive.
Innanzitutto, abbiamo dialogato sulla questione della lingua, la quale, secondo la professoressa Russo, non ha solo la funzione di rispecchiare i valori, ma anche quella di concorrere a determinarli, organizzando le nostre menti. Queste, talvolta, vengono addirittura modificate, tant’è che, a suo avviso, le trasformazioni linguistiche sono necessarie.
Successivamente, rifacendosi ad un articolo sulla apparente neutralità del linguaggio del 1995, estratto dalla conferenza di Pechino, sottolineato e ripreso nel codice delle pari opportunità tra uomo e donna, la professoressa ci ha ricordato che, per avere pari opportunità, andrebbero eliminati ancora molti stereotipi , pregiudizi e discriminazioni, anche dal linguaggio.
La docente Russo ritiene che i cambiamenti non avvengano senza sollecitazioni, ed il rispetto del genere nel linguaggio amministrativo e non solo, si presenta come operazione coraggiosa, tesa a dare visibilità alle donne nelle professioni e nei ruoli pubblici, che sempre più spesso sono chiamate a ricoprire.
Le soluzioni linguistiche italiane sulla questione sono aperte e complesse, ma allo stesso tempo necessarie se si vuole cambiare l’immaginario collettivo maschile, pertanto partire dalla lingua e dal suo uso non discriminatorio dell’italiano è una necessità contingente di tempi ormai maturi per qualsiasi cambiamento.